Un Paese che produce troppo, ma che inizia a recuperare meglio Ogni anno in Italia si producono quasi 175 milioni di tonnellate di rifiuti, tra urbani e speciali. È il dato che emerge dal Rapporto ISPRA 2024, che fotografa un sistema complesso, fatto di buone pratiche ma anche di forti disuguaglianze territoriali. Se da un lato l’Italia è tra i Paesi europei con la maggior percentuale di riciclo dei rifiuti speciali (circa l’82%), dall’altro continua a generare volumi altissimi di scarti, con aree del Paese ancora in difficoltà nella gestione del ciclo integrato.
Nel 2023 la produzione complessiva è stata così suddivisa:
A livello pro capite, ogni cittadino italiano ha prodotto in media 503 kg di rifiuti urbani all’anno, con forti differenze tra Nord (529 kg), Centro (521 kg) e Sud (468 kg).
La composizione dei rifiuti urbani rimane relativamente stabile:
L’Italia ha raggiunto nel 2023 una raccolta differenziata media del 65,9%, ma con forti squilibri:
I rifiuti raccolti vengono poi avviati a una delle tre principali destinazioni:
Spesso si parla di rifiuti urbani, ma il vero nodo è rappresentato dai rifiuti speciali, che costituiscono oltre l’80% del totale nazionale. Si tratta di scarti industriali, fanghi di depurazione, residui edilizi, rifiuti sanitari e pericolosi.
I settori più impattanti sono:
La buona notizia è che, grazie a un sistema industriale avanzato, l’82% dei rifiuti speciali viene recuperato o riciclato, una delle percentuali più alte d’Europa. Tuttavia, il restante 18% (circa 26 milioni di tonnellate) finisce ancora in discarica o viene esportato per trattamento all’estero, soprattutto verso Germania e Austria.
Il ciclo dei rifiuti in Italia si basa su un mix di tecnologie che variano a seconda della tipologia di materiale:
Negli ultimi anni si stanno affermando anche soluzioni basate su piattaforme digitali di tracciamento (blockchain, RFID, IoT) per garantire la tracciabilità dei flussi, riducendo fenomeni di illegalità e migliorando la trasparenza.
Il tasso di recupero complessivo di materia ed energia in Italia nel 2023 ha raggiunto il 79%, sommando rifiuti urbani e speciali. Questo significa che circa 4 rifiuti su 5 trovano una seconda vita.
Nel dettaglio:
Il resto finisce in discarica o nel circuito dei rifiuti non riciclabili. L’obiettivo europeo del Green Deal è portare entro il 2035 il recupero complessivo al 90% e ridurre drasticamente lo smaltimento.
Il rifiuto non è più la fine di un ciclo, ma l’inizio di un altro. Il modello dell’economia circolare – già al centro della strategia italiana ed europea – mira a trasformare ogni scarto in materia prima seconda. Per le imprese, questo significa innovare processi produttivi, ridurre costi di approvvigionamento e rispondere alle richieste dei consumatori, sempre più attenti a tracciabilità e sostenibilità.
L’Italia parte da basi solide ma deve ancora ridurre il divario Nord-Sud e accelerare sugli impianti di trattamento. La sfida non è solo tecnica, ma culturale: imparare a vedere valore dove oggi vediamo solo rifiuto.
Ogni anno produciamo 175 milioni di tonnellate di rifiuti. Ne recuperiamo circa l’80%, ma una parte significativa finisce ancora in discarica. Siamo un Paese che ricicla molto ma consuma ancora troppo: la vera sfida è ridurre la produzione e chiudere il cerchio dell’economia circolare.
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