Rifiuti in Italia e il lungo viaggio verso il recupero

Un Paese che produce troppo, ma che inizia a recuperare meglio Ogni anno in Italia si producono quasi 175 milioni di tonnellate di rifiuti, tra urbani e speciali. È il dato che emerge dal Rapporto ISPRA 2024, che fotografa un sistema complesso, fatto di buone pratiche ma anche di forti disuguaglianze territoriali. Se da un lato l’Italia è tra i Paesi europei con la maggior percentuale di riciclo dei rifiuti speciali (circa l’82%), dall’altro continua a generare volumi altissimi di scarti, con aree del Paese ancora in difficoltà nella gestione del ciclo integrato.

Quanto rifiuto produciamo e da dove proviene

Nel 2023 la produzione complessiva è stata così suddivisa:

  • Rifiuti urbani: circa 29,2 milioni di tonnellate;
  • Rifiuti speciali: oltre 145 milioni di tonnellate, provenienti da industria, edilizia, manifattura e servizi.

A livello pro capite, ogni cittadino italiano ha prodotto in media 503 kg di rifiuti urbani all’anno, con forti differenze tra Nord (529 kg), Centro (521 kg) e Sud (468 kg).

La composizione dei rifiuti urbani rimane relativamente stabile:

  • Organico e umido: 37%;
  • Carta e cartone: 20%;
  • Plastica: 11%;
  • Vetro: 9%;
  • Metalli: 3%;
  • Altri rifiuti indifferenziati: 20%.
Il sistema di gestione: raccolta, trattamento e smaltimento

L’Italia ha raggiunto nel 2023 una raccolta differenziata media del 65,9%, ma con forti squilibri:

  • Nord: 72%;
  • Centro: 62%;
  • Sud: 56%.

I rifiuti raccolti vengono poi avviati a una delle tre principali destinazioni:

  1. Riciclo e recupero di materia – rappresenta la quota più virtuosa, in crescita costante negli ultimi dieci anni. Include compostaggio, selezione e reimpiego di materiali.
  2. Recupero energetico – avviene attraverso termovalorizzatori, che nel 2023 hanno trattato circa 5,4 milioni di tonnellate di rifiuti, producendo energia elettrica e calore.
  3. Smaltimento in discarica – ancora troppo diffuso, con circa 18% dei rifiuti urbani che finisce sotterrato, nonostante l’obiettivo europeo di riduzione al 10% entro il 2035.

I rifiuti speciali: la parte sommersa del problema

Spesso si parla di rifiuti urbani, ma il vero nodo è rappresentato dai rifiuti speciali, che costituiscono oltre l’80% del totale nazionale. Si tratta di scarti industriali, fanghi di depurazione, residui edilizi, rifiuti sanitari e pericolosi.

I settori più impattanti sono:

  • Costruzioni e demolizioni: 40% dei rifiuti speciali;
  • Attività manifatturiere: 25%;
  • Trattamenti delle acque e fanghi industriali: 10%;
  • Sanità e chimica: 6%.

La buona notizia è che, grazie a un sistema industriale avanzato, l’82% dei rifiuti speciali viene recuperato o riciclato, una delle percentuali più alte d’Europa. Tuttavia, il restante 18% (circa 26 milioni di tonnellate) finisce ancora in discarica o viene esportato per trattamento all’estero, soprattutto verso Germania e Austria.

Le tecnologie di trattamento e smaltimento

Il ciclo dei rifiuti in Italia si basa su un mix di tecnologie che variano a seconda della tipologia di materiale:

  • Compostaggio e digestione anaerobica per l’organico, da cui si ottiene compost e biometano.
  • Impianti di selezione meccanica per carta, plastica e metalli, che preparano il materiale per il riciclo industriale.
  • Trattamenti fisico-chimici per rifiuti industriali e fanghi.
  • Incinimento con recupero energetico per rifiuti non riciclabili, con produzione di energia elettrica e termica.
  • Discariche controllate per la frazione residua, monitorate secondo il D.Lgs. 36/2003.

Negli ultimi anni si stanno affermando anche soluzioni basate su piattaforme digitali di tracciamento (blockchain, RFID, IoT) per garantire la tracciabilità dei flussi, riducendo fenomeni di illegalità e migliorando la trasparenza.

Il focus sul recupero: cosa riusciamo davvero a salvare

Il tasso di recupero complessivo di materia ed energia in Italia nel 2023 ha raggiunto il 79%, sommando rifiuti urbani e speciali. Questo significa che circa 4 rifiuti su 5 trovano una seconda vita.

Nel dettaglio:

  • Carta e cartone: riciclo superiore all’85%;
  • Vetro: oltre l’80%;
  • Metalli: 76%;
  • Plastica: ancora in ritardo, intorno al 55%;
  • Rifiuti organici: circa 7 milioni di tonnellate trasformate in compost e biogas.

Il resto finisce in discarica o nel circuito dei rifiuti non riciclabili. L’obiettivo europeo del Green Deal è portare entro il 2035 il recupero complessivo al 90% e ridurre drasticamente lo smaltimento.

Verso un nuovo paradigma: rifiuto come risorsa

Il rifiuto non è più la fine di un ciclo, ma l’inizio di un altro. Il modello dell’economia circolare – già al centro della strategia italiana ed europea – mira a trasformare ogni scarto in materia prima seconda. Per le imprese, questo significa innovare processi produttivi, ridurre costi di approvvigionamento e rispondere alle richieste dei consumatori, sempre più attenti a tracciabilità e sostenibilità.

L’Italia parte da basi solide ma deve ancora ridurre il divario Nord-Sud e accelerare sugli impianti di trattamento. La sfida non è solo tecnica, ma culturale: imparare a vedere valore dove oggi vediamo solo rifiuto.

In sintesi

Ogni anno produciamo 175 milioni di tonnellate di rifiuti. Ne recuperiamo circa l’80%, ma una parte significativa finisce ancora in discarica. Siamo un Paese che ricicla molto ma consuma ancora troppo: la vera sfida è ridurre la produzione e chiudere il cerchio dell’economia circolare.

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