La sostenibilità non è più un’opzione Dal 2026, con l’entrata in vigore graduale della Corporate Sustainability Reporting Directive (CSRD), migliaia di imprese italiane saranno obbligate a redigere un bilancio di sostenibilità. Non si tratta più di una scelta volontaria o di un esercizio di immagine, ma di un vero e proprio obbligo normativo che cambia il modo in cui le aziende rendono conto del proprio impatto economico, sociale e ambientale.
La CSRD sostituisce la precedente Direttiva NFRD (Non Financial Reporting Directive) del 2014 e amplia notevolmente il perimetro dei soggetti coinvolti: si passerà dalle attuali 300 aziende italiane circa a oltre 7.000 imprese chiamate a rendicontare secondo i nuovi standard europei.
L’obbligo sarà introdotto in modo progressivo:
Le microimprese non quotate restano escluse, ma la Commissione Europea incoraggia anche loro a iniziare percorsi di rendicontazione volontaria, per allinearsi ai criteri ESG (Environmental, Social, Governance) richiesti da banche, bandi pubblici e investitori.
La novità principale è la doppia materialità: le aziende devono rendicontare non solo come le questioni ambientali influenzano il proprio business, ma anche come le proprie attività impattano sull’ambiente e sulla società.
Il bilancio di sostenibilità dovrà includere informazioni su:
I dati dovranno essere raccolti secondo i nuovi European Sustainability Reporting Standards (ESRS), uniformi per tutti i Paesi UE, e verificati da un revisore indipendente.
Redigere un bilancio di sostenibilità non è solo un adempimento. Chi lo interpreta come strumento strategico può trarne vantaggi concreti:
Per le piccole e medie imprese, la principale difficoltà sarà passare da una gestione “informale” della sostenibilità a una struttura di governance ESG. Serviranno competenze tecniche per raccogliere dati, indicatori e KPI, ma anche una mentalità nuova: pensare al proprio impatto come parte del modello di business.
Negli ultimi anni sono nate startup e società di consulenza specializzate nel supportare le PMI in questa transizione, offrendo piattaforme digitali per la misurazione degli indicatori ambientali, modelli di report preimpostati e servizi di certificazione ESG.
L’obbligo di bilancio di sostenibilità è solo l’inizio di un cambiamento più ampio: l’Europa sta spostando il paradigma dal “profitto a breve termine” al valore sostenibile nel tempo. Le imprese che comprendono per prime questa logica non solo rispettano la legge, ma costruiscono fiducia, attraggono talenti e investitori e diventano parte attiva della transizione ecologica.
Non è più sufficiente dichiarare buone intenzioni: servono numeri, obiettivi e verifiche. Il futuro delle imprese italiane passa anche da qui: dal modo in cui misurano e raccontano il proprio impatto sul mondo.
Il bilancio di sostenibilità diventa obbligatorio per migliaia di imprese italiane. Non è solo un documento, ma una bussola strategica per competere in un mercato sempre più attento a trasparenza e impatto. Le aziende che si muoveranno per tempo trasformeranno un obbligo in un vantaggio competitivo.
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