La demolizione edilizia sta cambiando volto: da una pratica distruttiva a un processo strategico e sostenibile. L’approccio dello Strip Out consente di massimizzare il recupero di materiali e ridurre drasticamente i rifiuti da smaltire. In un contesto normativo sempre più stringente e in un mercato orientato all’economia circolare, questa tecnica si sta affermando come il futuro del settore delle demolizioni e delle ristrutturazioni.
Nel settore edile, la gestione dei rifiuti da costruzione e demolizione rappresenta una delle principali sfide ambientali. Secondo i dati dell’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale), in Italia vengono prodotti ogni anno oltre 60 milioni di tonnellate di rifiuti da demolizione, di cui solo il 55% viene recuperato. Questo significa che quasi la metà dei materiali finisce in discarica, aumentando l’impatto ambientale del settore.
In risposta a questa problematica, negli ultimi anni si è diffuso un nuovo approccio: il demolition & strip out. A differenza della demolizione tradizionale, che prevede l’abbattimento indiscriminato di strutture e impianti, questa tecnica si basa su una rimozione selettiva dei materiali prima della fase di demolizione strutturale, con l’obiettivo di ottimizzare il recupero e il riciclo.
Il metodo è già una prassi consolidata nei Paesi del Nord Europa, dove normative più stringenti impongono la separazione dei rifiuti in cantiere. In Italia, il Decreto Legislativo 152/2006 e la più recente Direttiva UE 2018/851 stanno spingendo il settore verso una maggiore sostenibilità, con l’obiettivo di raggiungere almeno il 70% di riciclo dei rifiuti da costruzione e demolizione entro il 2025.
L’operazione di Strip Out viene eseguita in più fasi, ciascuna delle quali ha un ruolo cruciale nella riduzione dei rifiuti e nella valorizzazione dei materiali recuperabili.
Prima dell’intervento, viene effettuata un’analisi ambientale e strutturale dell’edificio per individuare materiali pericolosi, componenti recuperabili e le migliori strategie di smontaggio.
Questa fase prevede la rimozione selettiva di:
La demolizione selettiva consente di identificare e trattare separatamente rifiuti pericolosi come:
Una volta rimosse le componenti pericolose e separati i materiali recuperabili, si procede con la demolizione vera e propria, utilizzando tecniche a basso impatto ambientale.
Per le aziende del settore costruzioni e demolizioni, adottare lo Strip Out offre numerosi benefici:
Un esempio concreto è il progetto di riqualificazione dell’Ex Mercato Generale di Roma, dove grazie allo Strip Out è stato possibile recuperare oltre il 75% dei materiali edilizi, riducendo significativamente l’impatto ambientale.
L’adozione dello Strip Out si inserisce perfettamente nel modello dell’economia circolare, che punta a ridurre gli sprechi e a massimizzare il riutilizzo delle risorse.
Materiali come acciaio, alluminio, legno e calcestruzzo possono essere reintrodotti nel ciclo produttivo, evitando l’estrazione di nuove materie prime e abbattendo le emissioni di CO₂.
Ad esempio:
L’adozione di pratiche di demolizione selettiva sta inoltre aprendo nuove opportunità di business per aziende specializzate in gestione e trattamento dei rifiuti da demolizione, con la nascita di un vero e proprio mercato del riuso edilizio.
Il settore delle demolizioni sta attraversando una fase di trasformazione guidata da esigenze ambientali, normative sempre più stringenti e nuove opportunità economiche. Lo Strip Out rappresenta una soluzione vincente, capace di coniugare sostenibilità, efficienza e redditività.
Con l’evoluzione delle politiche ambientali e l’aumento della domanda di materiali riciclati, questa metodologia diventerà sempre più un requisito fondamentale per le aziende del settore.
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