Lo smaltimento dell’amianto è un passaggio obbligato per imprese e privati che intendono tutelare la salute pubblica e operare nel rispetto delle normative ambientali. In Italia, le regole sono precise e le sanzioni elevate per chi non interviene. Tuttavia, esistono anche agevolazioni fiscali e incentivi statali per chi sceglie di bonificare in modo corretto. In questo articolo approfondiamo tutte le fasi del processo, i costi da sostenere e le opportunità per le aziende.
L’amianto, o asbesto, è un materiale fibroso largamente utilizzato in edilizia fino agli anni ‘90 per le sue proprietà ignifughe, isolanti e di resistenza meccanica. Tuttavia, a partire dagli anni ’80 sono emerse evidenze scientifiche chiare circa la sua pericolosità per la salute umana.
Le fibre di amianto, una volta disperse nell’aria, possono essere inalate e provocare gravi patologie, come:
In Italia, l’uso dell’amianto è stato bandito con la Legge 257/1992, ma ancora oggi si stima che siano presenti oltre 370.000 siti contaminati (fonte: ISPRA, Censimento nazionale amianto 2023). Tra questi rientrano edifici industriali dismessi, coperture in eternit, tubature e strutture pubbliche.
La rimozione dell’amianto è una procedura complessa, regolata da specifiche norme di sicurezza, per tutelare lavoratori e popolazione.
Un tecnico abilitato effettua un rilievo dello stato di conservazione del materiale contenente amianto (MCA). Si valuta se procedere con:
Ogni intervento deve essere preceduto dalla redazione di un Piano di Lavoro da parte di una ditta autorizzata, da presentare all’ASL competente almeno 30 giorni prima dell’inizio.
Il materiale viene rimosso da operatori qualificati, utilizzando dispositivi di protezione, tecniche di umidificazione e contenitori a tenuta. I rifiuti vengono poi trasportati in discariche autorizzate per rifiuti pericolosi.
Il costo per la rimozione dell’amianto varia in base a:
In media, i costi si aggirano tra:
A cui si aggiungono:
Per un’azienda con una copertura in eternit di 1.000 m², la bonifica può comportare una spesa complessiva tra 15.000 e 30.000 euro.*
*Gli importi indicati sono una stima generale su lavori standard. Ogni commessa ha le sue caratteristiche e peculiarità. In fase di preventivazione possono essere inserite variabili che potrebbero incidere sul prezzo finale di progetto.
Per favorire la rimozione dell’amianto da parte delle aziende, lo Stato e alcune Regioni hanno attivato incentivi economici e vantaggi fiscali, tra cui:
Se la rimozione è legata all’installazione di impianti eco-compatibili (es. fotovoltaico in sostituzione copertura in amianto), è possibile accedere al superammortamento del 130%.
Regioni come Lombardia, Emilia-Romagna, Piemonte e Toscana offrono contributi a fondo perduto per la bonifica di siti contaminati da amianto in ambito produttivo.
Con il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), sono stati stanziati oltre 500 milioni di euro per la bonifica di siti industriali dismessi e aree contaminate, con priorità alle zone ZES e ai SIN (Siti di Interesse Nazionale).
Smaltire correttamente l’amianto non è solo un obbligo normativo, ma rappresenta anche un investimento strategico:
Il tema dello smaltimento dell’amianto resta centrale nelle politiche di sostenibilità urbana e industriale. Le imprese che scelgono di intervenire non solo ottemperano alla legge, ma contribuiscono attivamente alla salvaguardia della salute pubblica e alla transizione ecologica del patrimonio edilizio italiano.
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