Come l’università forma i professionisti del futuro

Dati, norme e percorsi di studio L’Italia conta 42 Siti di Interesse Nazionale (SIN) per le bonifiche, che coprono circa 148.594 ettari a terra e 77.136 ettari a mare. È una mappa che interessa quasi tutto il Paese e che richiede competenze tecniche, scientifiche e giuridiche ben precise. A livello europeo, nel 2025 Consiglio e Parlamento hanno raggiunto un’intesa provvisoria sulla nuova Direttiva sul monitoraggio del suolo, che punta a rafforzare censimento e gestione dei siti contaminati entro il 2050. In Italia, il perimetro normativo resta quello del D.Lgs. 152/2006, Parte IV, Titolo V, che disciplina caratterizzazione, analisi di rischio e interventi di risanamento secondo il principio “chi inquina paga”.

Cosa insegna l’accademia oggi

Negli ultimi anni i corsi universitari hanno integrato moduli sempre più specifici su suolo, acque sotterranee e gestione del rischio, con laboratori su tecniche di campionamento, modellazione idrogeologica e tecnologie di bonifica. Nei percorsi triennali la porta d’ingresso più comune è Ingegneria per l’Ambiente e il Territorio (classe L-7) oppure Scienze Ambientali; nelle magistrali (LM-35) si approfondiscono progettazione degli interventi, gestione dei cantieri di bonifica, normative e procurement. Esempi: Università di Bologna per la triennale L-7 e Politecnico di Torino per la LM-35.

Accanto alle lauree, sono cresciuti i master specialistici focalizzati su caratterizzazione, risk assessment e tecnologie di risanamento. Tra i più noti:

  • Sapienza – Master in Caratterizzazione e Tecnologie per la Bonifica dei Siti Inquinati, con focus su monitoraggi chimico-fisici, idrogeologia e selezione delle tecnologie.
  • Ca’ Foscari Challenge School – Master su bonifica e risanamento sostenibile, che integra sostenibilità e tecnologie green.
  • Università di Napoli Federico II – Percorso su analisi e monitoraggio per la bonifica, orientato a rischio ambientale e metodi analitici.
Il quadro normativo: perché conta a lezione e sul lavoro

La progettazione degli interventi in Italia segue iter codificati dal Testo Unico Ambientale: piano di caratterizzazione, analisi di rischio sito-specifica, progettazione preliminare e definitiva, esecuzione e verifica di efficacia. Conoscere regole, ruoli e competenze tra enti (MASE, SNPA/ARPA, ISS) è parte integrante della formazione e fa la differenza in gara e in cantiere.

Dove lavorano i professionisti delle bonifiche

Gli sbocchi sono trasversali:

  • Società di ingegneria e consulenza ambientale: progettazione, direzione lavori, HSE.
  • Imprese di bonifica: cantierizzazione, tecnologie in situ/ex situ, sicurezza.
  • Laboratori e centri di ricerca: analisi chimiche, prove pilota, sviluppo tecnologie.
  • PA e agenzie ambientali: istruttorie, controlli, monitoraggio. La domanda è sostenuta sia dalla presenza dei SIN sia dai migliaia di procedimenti regionali in corso. Il terzo rapporto ISPRA sui dati regionali conferma un carico consistente e differenziato per stato di avanzamento, mentre osservatori civici come Legambiente segnalano ritardi medi nelle chiusure.
Quale facoltà scegliere: guida rapida in base allo sbocco

Se vuoi progettare e guidare i cantieri di bonifica

  • Laurea consigliata: Ingegneria per l’Ambiente e il Territorio (L-7) + LM-35.
  • Perché: solide basi di idraulica, geotecnica, idrogeologia, impiantistica, management di progetto.
  • Plus: abilitazione e iscrizione all’Albo, certificazioni HSE e ISO 14001.

Se ti interessa la caratterizzazione e il laboratorio

  • Laurea consigliata: Scienze Ambientali, Chimica, Chimica Industriale.
  • Perché: analisi di matrici ambientali, validazione dati, QA/QC, supporto al risk assessment.
  • Plus: master su tecniche analitiche e bonifiche; lavoro in laboratori accreditati o consulenza.

Se vuoi occuparti di acque sotterranee e modello concettuale del sito

  • Laurea consigliata: Geologia (L-34) + magistrale in Scienze e Tecnologie Geologiche.
  • Perché: idrogeologia, trasporto di contaminanti, modellazione numerica, piezometria.
  • Plus: Albo dei Geologi, esperienza di campo.

Se punti su tecnologie bio e sostenibilità

  • Laurea consigliata: Biotecnologie ambientali, Scienze biologiche con curriculum ambientale.
  • Perché: biorisanamento, fitodepurazione, biosurfattanti e bioaugmentation.
  • Plus: master verticali su tecnologie innovative e LCA.

Se vuoi stare sul versante regole, appalti e compliance

  • Laurea consigliata: Giurisprudenza con percorso in diritto dell’ambiente, o Economia con focus su procurement pubblico e ESG.
  • Perché: gare, contratti, responsabilità ambientale, due diligence, autorizzazioni.
  • Plus: corsi su ISO 14001/45001, sistemi di gestione, anticorruzione.
Cosa guardano le aziende quando assumono
  1. Studi mirati: laurea coerente e, se possibile, master sulle bonifiche.
  2. Competenze pratiche: campionamento, catasto rifiuti, redazione di piani di caratterizzazione, sicurezza in cantiere.
  3. Strumenti: GIS, CAD/BIM, modellazione idrogeologica, data analysis.
  4. Normativa: conoscenza operativa del D.Lgs. 152/2006 e delle linee ISPRA/SNPA.
  5. Soft skills: project management, scrittura tecnica chiara, negoziazione con enti e stakeholder.
Tre passi concreti per iniziare
  • Scegli una triennale “abilitante” all’obiettivo: L-7 per ingegneri di bonifica; Scienze/Chimica se punti all’analitica; Geologia se ami l’idrogeologia. E valuta in anticipo una LM-35 o master dedicato.
  • Cerca tirocini su casi reali: consulenze ambientali, imprese di bonifica, ARPA regionali. Lavorare su un SIN o su procedimenti regionali fa curriculum.
  • Certificati: patentini sicurezza, corsi su ISO 14001, formazione su rischi chimici e gestione rifiuti. La normativa è parte del mestiere.
Perché questa filiera sarà strategica

La combinazione di obiettivi europei sulla salute del suolo, norme nazionali stringenti e l’ampiezza del fenomeno in Italia delineano una domanda strutturale di competenze lungo tutta la catena del valore: dalla diagnosi alla bonifica, fino al monitoraggio post-intervento. Per i giovani che scelgono oggi, è una traiettoria professionale ad alto impatto, in cui ciò che si studia in ateneo si traduce in risultati tangibili su salute pubblica, economia dei territori e qualità degli ecosistemi.

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